Sulle fusioni e sull’autonomia comunale

Maggiore rispetto dell’autonomia comunale.

 

Articolo di Damiano Vignuta pubblicato su OL del 17.11.2017.

Interlocutore è il sindaco di Gordola Damiano Vignuta che apre la riflessione sulla suddivisione dei compiti tra Cantone e Comuni. Ticino 2020 è un esercizio necessario ma deve partire «dalla premessa che i Comuni devono liberarsi da un Cantone che vuole assumere il ruolo di controllore»

Le aggregazioni dei Comuni sono ormai, da anni, tema centrale nella politica ticinese,
quasi fossero la panacea ai vari problemi del nostro Cantone. Mentre troppo spesso ci si perde
a disegnare sulle cartine nuovi confini istituzionali, troppo poco tempo è dedicato a capire
quali sono le visioni e le opportunità che dovrebbero guidare la nascita di nuovi, più grandi,
Comuni. La dimensione non può essere l’obiettivo di questo esercizio, ma deve essere semmai
un mezzo per concretizzare nuove opportunità di sviluppo, che vanno però chiaramente individuate. Il futuro del Locarnese non dipenderà, per intenderci, da dove saranno le linee di confine, ma da quanto riusciremo a sfruttare l’opportunità data dal collegamento con il Sottoceneri dopo l’apertura della galleria del Ceneri nel 2020, da quanto saremo abili a preservare
il nostro paesaggio e dai servizi pubblici – ad esempio strutture per l’infanzia e
a sostegno delle famiglie, ma anche offerta culturale e di svago – che riusciremo ad offrire,
per diventare sempre più attrattivi quali luoghi di residenza.

Accanto a queste riflessioni vi sono poi quelle, altrettanto importanti, sulla suddivisione dei compiti tra il Cantone e i Comuni. Ticino 2020 è un progetto estremamente ambizioso, che sulla carta vuoleridisegnare compiti e flussi finanziari, per permettere di chiarire meglio ruoli e responsabilità. Un esercizio necessario, che deve partire, a mio parere, dalla premessa che i Comuni hanno tutte le carte per offrire al meglio – e spesso in modo efficiente – molti servizi,
liberandosi però da un Cantone che vuole assumere il ruolo di controllore.

Questa profonda riflessione sui rapporti tra Comuni e Cantone dovrebbe,
a mio parere, accompagnarsi anche ad uno snellimento delle procedure amministrative,
che vedono troppo spesso compiti suddivisi tra i due livelli istituzionali,
suddivisione che è fonte inevitabili di incomprensioni, palleggi di responsabilità ed inefficienze.
Esempi, conosciuti a tutti gli amministratori comunali, li troviamo nell’esame delle domande
di costruzione, ma anche negli ambiti della pianificazione. Lasciare, in questi ambiti,
maggiore libertà ai Comuni significa ridurre i costi e snellire i tempi. Purtroppo però
la tendenza è semmai un'altra, invero in voga ormai da tempo, con il Cantone che,
nello scrivere nuove leggi e regolamenti, impone ai Comuni sempre nuovi compiti e obblighi,
senza alcun rispetto per l’autonomia comunale. Il nuovo regolamento che impone di parificare
gli stipendi di tutti gli agenti di polizia ne è un esempio che, per il mio Comune,
porterà ad un aggravio dei costi, togliendo nel contempo al Municipio la scelta sulla politica
del personale da adottare.

Un Cantone forte ha bisogno di Comuni forti, che sappiano essere
partner autorevoli dello sviluppo economico della nostra realtà.
Per farlo è necessario avere maggiore rispetto dell’autonomia comunale e ridurre
la complessità del quadro legislativo che regola i rapporti tra gli enti pubblici.
Solo una volta definiti i compiti che spetteranno al Comune dopo la riforma Ticino 2020
e solo dopo aver svolto una profonda riessione sulle visioni di sviluppo delle varie
realtà regionali avrà senso ragionare sui confini.